Perché alcune persone si scusano continuamente anche quando non è colpa loro

Perché alcune persone si scusano continuamente anche quando non è colpa loro? Un’abitudine più profonda di quanto pensiamo

Quante volte ci è capitato di sentire un “scusa” lanciato dentro una conversazione senza un motivo reale? O forse siamo proprio noi a farlo, quasi senza accorgercene, scusarci per cose banali come aver interrotto o semplicemente per aver respirato. Ho sentito da un’amica psicologa che questa tendenza non è solo una questione di educazione, ma spesso racchiude un bisogno di approvazione o una paura inconsapevole di dare fastidio agli altri.

Quando il “mi dispiace” diventa un’abitudine e non un gesto di umiltà

Di solito, scusarsi significa riconoscere un errore o un disagio creato negli altri, un gesto di responsabilità e empatia. Ma se diventa una risposta automatica, può celare insicurezza o bassa autostima. Ho letto di recente che chiedere continuamente scusa potrebbe non essere un segnale di umiltà ma un modo per cercare valenza emotiva, quasi una protezione contro il giudizio. In alcuni casi, è un comportamento appreso in infanzia o in contesti dove “non dare fastidio” era fondamentale per essere accettati.

È il caso, per esempio, di chi si scusa per aver espresso la propria opinione o per aver chiesto aiuto, cose che invece dovrebbero scatenare rispetto e ascolto, non sensi di colpa.

Le radici psicologiche delle scuse continue: tra paura e bisogno di approvazione

Cosa spinge quindi alcune persone a scusarsi anche quando non hanno fatto nulla di sbagliato? Partiamo da due motivi comuni: la paura del conflitto e l’insicurezza radicata.

  • Paura del conflitto: scusarsi può essere un modo per evitare discussioni o scontri. La scusa diventa una sorta di scudo per mantenere la pace, anche quando non si è responsabili.
  • Bassa autostima: molte volte chi si scusa per ogni cosa si sente meno del dovuto e attribuisce a se stesso colpe inesistenti, mettendo in dubbio il proprio valore.

In più, esperienze di critica eccessiva o relazioni in cui bisognava “non disturbare” rafforzano questo comportamento. Una donna conosciuta che lavora vicino a casa raccontava che usava scusarsi persino quando portava un caffè in ufficio, persuasa che stava invadendo uno spazio non suo.

Quando le scuse danneggiano: capire l’effetto su noi stessi e gli altri

Ho ascoltato diverse persone intorno a me che raccontano di come scusarsi continuamente li faccia sentire più fragili, quasi cancellati. La psicologa Olga Albaladejo che seguo nei suoi interventi spiega che questa abitudine può indebolire l’autostima e creare relazioni sbilanciate, in cui chi si scusa si mette a disagio e l’altro potrebbe non crederci più.

Un fatto curioso è che chi riceve scuse frequenti può arrivare a percepirle come vuote o automatiche, perdendo fiducia nel perdono stesso. Troppe scuse, insomma, fanno perdere valore a quell’atto che in sé dovrebbe essere significativo.

Come riconoscere e cambiare l’abitudine di scusarsi troppo

Non è semplice, ma liberarsi da questo circuito richiede innanzitutto una presa di consapevolezza. La prima domanda da farsi quando si sente l’impulso di scusarsi è: “Sto davvero facendo qualcosa di sbagliato o sto solo prevenendo un giudizio?”

Un piccolo passo potrebbe essere sostituire il “mi dispiace” con espressioni più appropriate come “grazie per la pazienza” o semplicemente riconoscere la propria presenza senza aggiungere scuse inutili.

  • Riconoscere il momento in cui scusarsi è davvero necessario.
  • Praticare piccoli gesti di assertività, esprimendo opinioni senza chiedere permesso.
  • Lavorare sull’autostima attraverso piccole vittorie quotidiane e movimenti gentili, come una passeggiata o qualche esercizio di stretching.
  • Chiedere supporto a un professionista, se il bisogno di scusarsi diventa opprimente o collegato a traumi.

In città come Milano, dove la vita scorre veloce e ogni dettaglio sembra incalzante, trovare un equilibrio tra essere educati e rispettare sé stessi è un piccolo grande atto di cura.

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