Cosa dice di noi l’abitudine di rimandare sempre le telefonate importanti secondo gli psicologi

Chi non ha mai rimandato una telefonata importante almeno una volta? Magari quella con il capo, un’amica da tempo persa di vista o un appuntamento medico. Succede a tutte noi: tra il trambusto delle mattine milanesi, lo schermo del cellulare che lampeggia e la testa piena di mille cose, trovare il momento “giusto” per fare una chiamata sembra quasi un’impresa impossibile. Ma cosa racconta davvero di noi questa abitudine, secondo gli psicologi? È solo pigrizia o c’è qualcosa di più profondo dietro quel gesto così familiare? Vediamolo insieme.

Procrastinare le telefonate: un modo per gestire emozioni complicate

Ho letto di recente che rimandare un compito, e nel nostro caso una telefonata, non è semplicemente una questione di svogliatezza. In psicologia si parla di procrastinazione come di una forma di autoregolazione emotiva: evitiamo di affrontare qualcosa che ci suscita ansia o disagio, anche se sappiamo che rimandare potrebbe portarci conseguenze negative.

Quante volte, mentre si rimanda quella telefonata, nella testa si rincorrono pensieri come “Che fatica, sarà stressante” o “Meglio farla quando sono più calma”? Rimandare diventa allora una strategia per guadagnare un momento di sollievo, anche se solo temporaneo.

Il ruolo dell’avversione e della paura in una chiamata importante

Un’amica psicologa mi ha spiegato che spesso la tendenza a rimandare è legata a un sentimento di avversione verso il compito. Questo può accadere quando una telefonata ci sembra spiacevole o fonte di stress, soprattutto se ci aspettano giudizi o discussioni impegnative.

Ad esempio, pensare a un confronto con un superiore o a una chiamata con una persona che sappiamo essere difficile può innescare ansia e farci procrastinare. La mente cerca comfort nel richiamo immediato di attività più piacevoli, come scorrere i social o buttarsi in un’altra faccenda più leggera.

Perché alcuni di noi tendono a procrastinare le chiamate più degli altri?

Spesso si parla di impulsività e ricerca di gratificazione immediata come fattori che spingono a rimandare. Chi fatica a tollerare emozioni come la noia o il disagio preferisce dedicarsi a qualcosa che dia sollievo istantaneo, rimandando ciò che richiede tensione o impegno.

Poi c’è il tema dell’autoefficacia, cioè quanto ci sentiamo capaci di affrontare la situazione. Se pensiamo “Non ce la farò”, o crediamo che qualsiasi sforzo sia inutile, la telefonata si trasforma in un ostacolo ancora più grande da superare.

Queste idee negative non solo ci bloccano, ma ci spingono a sabotare inconsciamente il nostro successo: lavorare all’ultimo minuto o fare una chiamata con ansia può diventare un modo per giustificare una performance non perfetta.

Il perfezionismo e la paura del giudizio altrui

Una chiave di lettura interessante è il legame tra procrastinazione e perfezionismo. Se pensiamo che la telefonata debba essere impeccabile, che dobbiamo saper rispondere subito a tutto senza errori, l’ansia cresce e blocca quasi del tutto l’azione.

Quante volte ci siamo sorprese a pensare “se non dico la cosa giusta mi giudicheranno male” o “devo prepararmi bene altrimenti è tutta una perdita di tempo”? Questo peso ci frena ancora di più, rimandando la chiamata come forma di protezione emotiva.

Strategie dolci per superare l’abitudine di rimandare le telefonate importanti

Da un po’ di tempo insieme a delle amiche ho provato a mettere in pratica qualche strategia semplice per smettere di lasciare quel “faccio dopo” appeso in aria. Eccone alcune che si sono rivelate utili:

  • Spezzare la chiamata in passi più piccoli: invece di pensare all’intera conversazione come un blocco unico, immagino solo il primo semplice gesto, come comporre il numero o dire “ciao”. Questo rende la sfida meno opprimente.
  • Riconoscere e accettare le emozioni: invece di giudicare l’ansia come un ostacolo, provo a salutarla come un segnale che mi parla, senza lasciarmi bloccare.
  • Parlare a se stesse con gentilezza: frasi tipo “Posso farcela, anche se è difficile” aiutano a contrastare quei pensieri negativi rigidi.
  • Creare piccoli rituali fisici: come una passeggiata di cinque minuti o qualche esercizio di respirazione prima di prendere il cellulare per ridurre la tensione.
  • Impostare dei limiti di tempo: decidere di chiamare entro un’ora specifica e premiare sé stesse dopo la chiamata, anche con qualcosa di semplice come un caffè al bar.

Questi piccoli gesti non risolvono magicamente tutto, ma aiutano a cambiare la relazione che abbiamo con quella telefonata sospesa da troppo tempo.

Perché osservare i propri pensieri durante la procrastinazione aiuta davvero

Un consiglio che ho trovato prezioso è quello di essere curiose nel notare cosa succede dentro quando decidiamo di rimandare. Quali emozioni emergono? Che parole usiamo per raccontarci quello che stiamo facendo?

Per esempio, potremmo scoprire che dietro alla voglia di rimandare c’è una paura di non essere all’altezza o una stanchezza accumulata. Riconoscerlo senza giudizio può essere il primo passo per trovare modi più gentili per affrontare la situazione.

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